Al piano di sotto, le auto scivolavano lungo il viale come se il mondo continuasse la sua corsa pacificamente, ignara che la mia vita stava per crollare in quella stanza silenziosa.
Le mie mani tremavano.
Non solo per via di Mathieu.
Non solo per una promessa non mantenuta.
Tremavo, perché avvicinandomi a quell’uomo, un vecchio sentimento era riaffiorato.
Paura infantile.
L’odore di fumo.
Si sente uno scricchiolio.
Un urlo lontano.
Ho fatto un respiro profondo.
“Starò attento, d’accordo?”
Sbatté le palpebre.
Una volta.
In risposta.
L’ho lavato con rispetto.
Lentamente.
Come se ogni gesto potesse risolvere qualcosa che ancora non sapevo.
Gli ho lavato il viso, le mani e le braccia. Le sue dita erano sottili, quasi trasparenti. Portava ancora al polso un vecchio orologio, fermo alle 3:17.
Mi sembrava strano.
Poi ho smesso di pensarci.